Filo Diretto - CGIL Funzione Pubblica Napoli

Vai ai contenuti

Menu principale:

Filo Diretto

Inaugurazione Anno Giudiziario


30.01.2016

Relazione della Fp CGIL di Napoli all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario

30 gennaio 2016

Vogliamo prima di tutto ringraziare a nome della Segreteria della F.P. CGIL di Napoli il Presidente per l’invito, che viene rinnovato ogni anno, a partecipare a questa cerimonia.

Da un anno a questa parte i Ministro della Giustizia ha avviato una proficua interlocuzione con le parti sociali che ha portato, dopo anni di ritardo, alla firma dell'Accordo sul fua, arretrato di  ben tre anni.

Nello stesso tempo dopo 20 anni di immobilismo è stata varata una norma che stanzia le risorse e prevede i passaggi dalla seconda alla terza area di una parte dei cancellieri ed ufficiali giudiziari dando la possibilità di attivare un percorso concreto per la soluzione dell’annosa problematica della riqualificazione del personale.

E' senza dubbio un passo avanti ma non del tutto sufficiente: ad oggi infatti non è ancora partito il promesso tavolo tecnico che faccia avviare le procedure.

E' inoltre necessario reperire risorse per rimpinguare il Fua ed aprire immediatamente un tavolo per avviare i passaggi dalla prima alla seconda area ed  i passaggi per tutto il personale all'interno delle aree.

E' altresì non più differibile un negoziato per rivedere il Contratto Integrativo di Ministero, non firmato dalla FPCGIL, che tanti danni ha prodotto, il più grande quello che oramai non c’è più alcun impulso per la contrattazione decentrata non avendo più il sindacato  prerogative né di spesa, né di organizzazione, in modo che sia possibile, una volta avviata la riqualificazione, ricomporre le figure professionali per un miglior funzionamento del servizio.

Sulla questione processo civile telematico, il cui importante obiettivo è di raggiungere la celerità dei processi e l’eliminazione dell’arretrato, dobbiamo rilevare anche per il nostro distretto, che a due anni circa dalla sua introduzione permangono diverse criticità. La mancanza di una adeguata formazione e mezzi ancora obsoleti: una rete inadeguata e l’utilizzo ancora del cartaceo che crea un doppio canale che intasa il lavoro degli operatori.

Sull'avvio del progetto Ufficio per il processo, che ha coinvolto alcuni ex tirocinanti, è evidente che ancora una volta si è trattato di una soluzione temporanea per far fronte alle gravissime carenze di personale e non di un vero progetto organizzativo come invece la FPCGIL chiedeva nel suo progetto del 2012, con il coinvolgimento fattivo del personale interno. Inoltre, a causa di una circolare incomprensibile della Direzione generale del personale, il numero delle persone e le ore relative al progetto, ad uguale trattamento economico, variano nei vari distretti generando così una inaccettabile situazione di disparità. In Campania sono in corso contatti con la Regione che, se c’è analoga volontà politica come nel 2001, potrebbero far "recuperare" anche quelli esclusi dal bando.

Siamo a conoscenza del fatto che ad oggi a causa del blocco del turn over  c'è stata una ulteriore decisione politica di aprire alla mobilità dall'esterno; decisione senz'altro rispettabile ma che non deve andare a scontrarsi con le aspettative del personale interno e che dunque va gestita con grande cautela.

Cogliamo infine l’occasione per rimarcare l’iniziativa in corso, lanciata qualche giorno fa dalla CGIL, della “Carta Universale dei diritti del Lavoro”. A 46 anni dal varo dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300), la mutata situazione socio economica del Paese ha reso inderogabile la necessità di aggiornare il suo impianto all’attuale contesto storico. Si tratta di un progetto di Legge di iniziativa popolare che ha l’obiettivo di affrontare in maniera risoluta la deriva delle disuguaglianze nel mondo del Lavoro con gli strumenti propri del sindacato, costruendo un sistema virtuoso capace di restituire Diritti, Democrazia e dignità al Lavoro. Una grande battaglia di civiltà alla quale siamo certi che anche il complesso e variegato mondo giudiziario vorrà dare il proprio fattivo contributo.

A cura di Francesco D’Antonio - Coordinatore Giustizia Napoli FPCGIL





 
 
 
 
 
 

Editoriale


23.03.2015

Ai  Delegati e RSU FP CGIL

A Lavoratrici e Lavoratori

 


Carissime/i,

al fine di potenziare la nostra capacità “comunicativa”,  la Federazione di  Napoli si è dotata di un sito internet. Le caratteristiche sono analoghe a quelle di altri siti della Fp CGIL, anche se,  ovviamente,  con una particolare attenzione alle problematiche del nostro territorio. In più abbiamo pensato che fosse utile aggiungere un foglio informativo, “FILODIRETTO”, curato da un gruppo redazionale che, periodicamente, inserirà  contributi, interviste, brevi riflessioni  ricevute anche dai posti di lavoro. Uno strumento dunque capace di  rendere delegati, RSU, iscritti, ma anche un’ampia platea di lavoratori, soggetti sempre più protagonisti delle scelte politiche e contrattuali della nostra Organizzazione. Sperando lo sforzo economico compiuto possa incontrare il vostro pieno gradimento, invio cordiali saluti.

Il Segretario Generale
Salvatore Massimo




 
 
 
 
 
 

Siamo tutti migranti


01.03.2016

Nonostante la piovosa e grigia giornata di oggi  martedì 1 marzo,  le strade del centro di Napoli si sono riempite dei colori del mondo grazie alla manifestazione dei migranti stranieri che vivono e lavorano a Napoli. La manifestazione, promossa dal FORUM ANTIRAZZISTA per rivendicare lo IUS SOLI ed i diritti degli immigrati, ha visto sfilare lungo il  Corso Umberto fino a Piazza del Plebiscito, migliaia di persone in rappresentanza delle diverse comunità di stranieri. Massiccia la presenza della comunità cinese che invocava a viva voce il rispetto della legalità, nella libertà e nella parità, lamentando le decine di furti e rapine che questi piccoli e piccolissimi commercianti  subiscono continuamente. Forte e qualificata anche la presenza delle diverse comunità africane. Svariate  le reazioni dei napoletani; al di là di qualche isolata  provocazione, la maggioranza dei cittadini ha espresso sinceri messaggi di solidarietà. Presenti alla decine di delegazioni del variegato mondo dell’associazionismo solidale tra le quali spiccava la presenza di padre Alex Zanotelli, della Scuola di pace e  delle organizzazioni sindacali, Cgil in prima fila. Una delegazione dei migranti è stata ricevuta in Prefettura.

Giuseppe Capuano





 
 
 
 
 
 

Riforma del MIBAC:


a pensar male, a volta ci si azzecca!
di Giuseppe Capuano

 

Se uno qualsiasi di noi si recasse oggi sui bastioni di Castel Sant’Elmo, nella zona del Vomero a Napoli, oltre a godere di uno splendido panorama, potrebbe scorgere scatole impacchettate con teloni bianchi. In quelle scatole sono racchiusi alcuni edifici storici tra i più rilevanti della città di Napoli: Palazzo Reale, la Galleria Umberto I, il Teatro San Carlo. Immaginate se un giorno, scartocciando le scatole dai loro teloni, scoprissimo che al posto di quei monumentali edifici  fosse stato costruito un nuovo complesso residenziale acquistato da qualche super milionario e i cortili, i terrazzi, le stanze affrescate fossero ora piscine, centri benessere, ristoranti, suite di lusso. Napoli, l’Italia, il mondo avrebbe perso dei gioielli, ma, si direbbe,  l’economia della città ne avrebbe avuto molto giovamento, il tutto nella perversa logica del pensiero economico imperante. Poco importerebbe l’immane costo culturale, sociale ed umano che ne deriverebbe.  Fino a ieri questo era solo un possibile incubo: grazie alla lungimiranza di chi ha scritto la nostra Costituzione, i beni culturali sono beni di tutti e lo Stato ne deve (o forse meglio dire ne doveva) garantire la tutela e la conservazione, consentendo a tutti i cittadini, presenti e futuri, di goderne la bellezza frutto del Genio e della Storia che ha attraversato il nostro territorio. Ma tutto questo pare  interessi poco a chi ha dettato le norme sul pareggio del bilancio pubblico. Totò e Nino Taranto, che cercarono di vendere la Fontana di Trevi al petroliere Texano di turno nel film  Totò Truffa, sono diventati  un mito da emulare per chi ha ambizioni di governo. Basta leggere con attenzione la nuova riforma del Ministero per i beni culturali e il turismo per rendersene conto che ha riscritto la propria Organizzazione ed assegnato  risorse economiche volte alla sola “valorizzazione”. In altre parole, vendere più biglietti per musei e aree archeologiche e liberare quasi da ogni vincolo  i nuovi direttori/manager dei musei, nonché  i Comuni, le Regioni ed i loro assessorati con il solo intento di rendere produttivi i beni culturali. E allora, riaffacciandoci un domani  dai bastioni del Castel Sant’Elmo, accompagnati magari dal  socio di un club esclusivo, vedremmo solo una parte di ciò che fu Palazzo Reale, il Teatro San Carlo, e scopriremmo che sul lungo mare, o in piena piazza del Plebiscito ci sono solo strutture in cemento, in ferro o in qualche altro materiale futuribile. Cattivi pensieri i nostri? No se si guarda alla storia della nostra sventurata città. Per la costruzione dell’attuale Piazza Matteotti,  l’allora governo fascista distrusse il magnifico chiostro della chiesa di Sant’Anna dei Lombardi oltre ad altri palazzi monumentali. In tempi più recenti la costruzione dell’Hotel Jolly  ha deturpato per sempre la prospettiva paesaggistica della città. Queste storie ci rimandano a foschi scenari futuri nei quali si dimentica che la Democrazia si nutre dell’attenzione al bene comune, e dunque anche della capacità di organizzare un sistema di tutela permanente a difesa della bellezza e contro la stupidità del delirio di onnipotenza.





 
 
 
 
 
 

Elezioni RSU, qualche riflessione


di Gaetano Placido

Inutile nasconderlo. E’ stata una campagna elettorale insidiosa e, per tanti versi, complicata. Il suo esito, al di là dei risultati raggiunti (in molti casi peraltro soddisfacenti), ci impone l’avvio di una più approfondita lettura. Nella scorsa tornata, quella del 2012,  eravamo in presenza di un contesto politico sociale radicalmente diverso. Seppur nel pieno della crisi economica che portò Monti al governo,  spirava un’onda lunga che prefigurava la  possibilità di riconquistare diritti contrattuali depredati dal precedente governo di centro destra: il rinnovo del CCNL e l’abrogazione della  Legge Brunetta, che ha profondamente modificato il sistema di partecipazione delle rappresentanze sindacali alle scelte organizzative  nel pubblico impiego. Nel 2015, l’avvento del governo Renzi ha inserito ulteriori  elementi di destabilizzazione  nel composito  universo delle intermediazioni sociali;  pensiamo al taglio del 50% alle agibilità sindacali, pensiamo all’attacco all’art. 18 e la cosiddetta riforma del job act  che ha permanentemente  precarizzato il lavoro,  pensiamo agli interventi di riforma(!?) in alcuni Ministeri. Emblematica quella dei Beni Culturali  nei quali la tutela  è  stata sacrificata ad un’ idea pericolosa e mercantile della valorizzazione.* Il tutto all’interno di una crisi  economica che ha continuato a mordere drammaticamente, producendo anche l’accentuazione di spinte corporative ed individualistiche. Di qui anche il legittimo timore, alla vigilia della campagna elettorale, di ripercussioni sugli orientamenti dei lavoratori sempre più a rischio di un perdurante senso di frustrazione e di rassegnazione.  Per non parlare dei messaggi più o meno subliminali lanciati  da taluni  dirigenti che si sono prodigati  nell’esercizio di  odiose forme di ingerenza su prerogative squisitamente endosindacali. Ma c’è dell’altro. Abbiamo dovuto subire mappature che hanno reso difficile garantire, come nel passato,  la rappresentanza in ogni singolo posto di lavoro: liste regionali, insieme a liste interregionali, che, passando per la Campania, andavano dalla Sicilia alla Calabria, dalla  Puglia al  Molise, e via dicendo. Per questo, bisogna riconoscerlo, se le percentuali dei votanti non hanno subito clamorosi cedimenti e se la CGIL ha retto bene all’urto di questo complicato contesto è grazie, sicuramente alla coerenza della nostra linea politica,  ma anche agli immani sforzi del nostro esercito di delegati che si sono spesi oltre ogni immaginazione. Tuttavia qualche ulteriore punto di avanzamento per il futuro  va fatto, partendo dalla richiesta fattaci dai lavoratori nelle numerose assemblee pre elettorali di coniugare  maggiormente le tutele complessive con quelle individuali, rafforzando e rilanciando, ad esempio,  il nostro settore dei servizi;  senza per questo abiurare a quei principi di rappresentanza collettiva e confederale che hanno sempre fatto grande e diversa la nostra Organizzazione. E’ un tema che ci riconduce ad un prossimo ed importante appuntamento: la nostra conferenza di Organizzazione. Occasione straordinaria per affrontare con il giusto piglio le sfide che abbiamo davanti nei prossimi anni.

*rif. Art. di Giuseppe Capuano




 
 
 
 
 
 

Parliamoci…chiaro


di Angelo Russo

Evitiamo le citazioni e semplifichiamo: il linguaggio (della politica) è il linguaggio che attiene alle relazioni di potere. Può determinare cooperazione o antagonismo. Contiene diverse tipologie di stili: da quello esortativo a quello cosiddetto di “contrattazione”. Drammatizzare per far leva sull’emotività è parte prevalente del linguaggio politico, in particolare di quello esortativo. In quello di “contrattazione” questi aspetti sono trascurabili poiché prevale il contesto e le parti coinvolte nella contrattazione. Nella comunicazione sindacale o, più in generale in quella politica, è importante evitare sia il conformismo inteso come rituale che spiega poco creando solo “mitologie”, sia l’obiettivo di persuadere con la retorica.  In questo senso il linguaggio, scritto o verbale, può avvicinare coloro che appartengono al medesimo gruppo sociale: Sindacati, Partiti, Organizzazioni, ma può anche allontanarli da chi non è in sintonia con il medesimo codice linguistico.
Spesso accade che nel nostro comunicare prevale la forma anziché il significato delle parole. Eppure i cosiddetti “nuovi media”: da Internet, ai tanti social network, hanno, ormai da tempo, “sdrammatizzato” il linguaggio politico ed anche quello sindacale.  Per certi aspetti, lo hanno impoverito ma anche reso più immediato, sintetico, fluido. La “rete” connette con maggiore efficacia e velocità gli attori sociali: emittenti e riceventi; il messaggio è diretto, la comunicazione si priva della ridondanza e  mette subito in evidenza il “focus” della discussione. Da questo processo di trasformazione epocale del modo di comunicare,con tutti i suoi limiti, nessun individuo o Gruppo sociale,Organizzazione politica o Sindacale può sottrarsi. Il Sindacato ormai da lungo tempo è pienamente in sintonia con questa modalità di trasferire (ed anche ricevere) informazioni circa le proprie attività. Restano efficaci ed agevoli le modalità di accesso al Sito Web della Cgil ed a quelli delle diverse Categorie, sebbene persista ancora, ma in modo residuale, un certo grado di bassa confidenza da parte dei lavoratori con questi innovativi sistemi informatici applicati alla Comunicazione. Tuttavia è necessario insistere e proseguire lungo questa traiettoria. Queste pagine telematiche ne sono la riprova.“Fare rete”ormai non è più un auspicio ma una  necessità per ampliare sempre di più la partecipazione dei lavoratori (iscritti e non iscritti Cgil) alla costruzione di una nuova civiltà dei diritti e del lavoro. 




 
 
 
 
 
 

“Carta Universale dei diritti del lavoro”: una battaglia di civiltà!!!


A 46 anni dal varo dello Statuto dei  Lavoratori (Legge 300),  la mutata situazione socio economica del Paese ha reso inderogabile la necessità di rivedere il suo impianto aggiornandolo all'attuale contesto. 

In questi anni si è sempre più ampliata la forbice tra i cosiddetti garantiti e quanti (oggi sono forse la maggioranza) non hanno alcuna forma di tutela nell'approccio al mondo del lavoro, determinando forme insostenibili di diseguaglianze. Sono sorte nuove figure professionali (soprattutto tra i giovani) inquadrati in tipologie lavorative: finte partite di spesa, lavoratori a progetto, voucher, ecc. Un esercito di lavoratori  PRECARI E FLESSIBILI SENZA DIRITTI E SENZA TUTELE. Lo stesso JOB ACT, varato da questo Governo, lungi dall’affrontare in via risolutiva la questione ha difatto precarizzato anche i CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO,  sia con le cosiddette TUTELE CRESCENTI (abolizione art. 18) sia stabilendo il principio della licenziabilità anche di questa tipologia lavorativa. Di qui la necessità di rivedere l’impianto dello STATUTO,  elaborando una nuova CARTA definita dalla CGIL “CARTA DEI DIRITTI UNIVERSALI DEL LAVORO” che in tutti i posti di lavoro stiamo illustrando ai nostri iscritti  per acquisirne il parere certificato e per dare poi vita ad una raccolta di firme (50.000) necessarie per presentare in Parlamento un DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE. Raccolta che partirà alla fine della consultazione e cioè  dal 18 marzo prossimo.


Il Nuovo Statuto si compone di tre parti, contenute in 97 articoli. 

   

Nella prima parte sono definiti i diritti che dovranno essere riconosciuti a tutti i lavoratori. Il riposo, la maternità e la paternità. Il diritto a essere informati sulle proprie condizioni di lavoro e alla sicurezza. La libertà di espressione. Il diritto a non essere discriminati e quello alla riservatezza. Al sapere, che è istruzione e formazione continua. Il cosiddetto diritto d’autore: cioè il rispetto dovuto alle creazioni dell’intelletto, non permettendo che le imprese le inglobino senza riconoscimento. E ancora: L’equo compenso, gli ammortizzatori sociali e il sostegno al reddito, il diritto alla tutela pensionistica.La seconda è dedicata alla contrattazione che deve  essere inclusiva  e avere valore per tutte le figure di un settore. Bisogna realizzare l’articolo 39 della Costituzione, la validità erga omnes, certificando la rappresentanza, anche delle imprese. E cancellare le deroghe. Altro articolo della Costituzione da applicare, il 46: «La partecipazione, che significa conoscere e potere intervenire sugli investimenti e l’organizzazione. Infine, la terza parte è dedicata al “riordino delle tipologie contrattuali” con un’attenzione ai nuovi fenomeni, come i voucher,  la trasformazione dell’apprendistato, visto che sembra sempre più complicato ricevere un’autentica formazione. I 97 articoli non dovranno valere solo per i lavoratori privati, ma includono anche quelli pubblici. L’obiettivo è quello di includere tanti nuovi lavoratori, giovani e meno giovani,  che svolgono attività saltuarie, e che non sono presenti solo  nelle fabbriche ma, ad esempio nei  call center o nelle catene commerciali. I lavori di intelletto, o del terziario, spesso raggiungibili solo attraverso i social. Molti di loro, anche gli autonomi, hanno bisogno di una tutela collettiva e, dunque,  del sindacato: spesso perché la partita Iva è imposta, e di fatto si è dipendenti mascherati, ai quali vengono negati come:  la malattia, le ferie, i riposi.

Si tratta in sostanza di un progetto ampio e di alto profilo  che deve essere portato avanti coinvolgendo anche altre associazioni sindacali, in primis Cisl ed Uil, oltre alle tante associazioni di categoria e  parti sensibili della politica. Una battaglia che non esclude la necessità di ricorrere anche ad azioni di abrogazione referendaria di tutte quelle norme o parti delle norme che oggi hanno determinato la precarizzazione del lavoro, vedi Job Act, ed una riduzione della nostra capacità di rappresentanza. Ma, in ogni caso è un’iniziativa che va ben oltre la mera abrogazione di qualche  norma bensì verso la costruzione di un sistema capace di restituire  DIRITTI, DEMOCRAZIA, DIGNITA’ del LAVORO.





 
 
 
 
 
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu