News - CGIL Funzione Pubblica Napoli

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Settimana di incontri e dibattiti promossi dalla FP CGIL Napoli


04.11.2016


Programma


  • Lunedì 7 Novembre 2016, ore 9.30 - Ospedale dell'Annunziata, Ludoteca - Napoli
    IL DIRITTO DI SCELTA -Come garantirlo nei servizi pubblici


  • Martedì 8 novembre 2016, ore 9.30 - Aula Mediterraneo - AORN A. Cardarelli - Napoli
    PIANO DI RIENTRO, migrazione sanitaria, liste d'attesa: DIRITTI NEGATI


  • Mercoledì 9 novembre 2016, ore 9.30 - Sala del Consiglio Metropolitano S. Maria La Nova - Napoli
    CICLO RIFIUTI IN CAMPANIA: Quali prospettive nell'Area Metropolitana di Napoli


  • Giovedì 10 novembre 2016, ore 9.30 - Sala Accoglienza Palazzo Reale - Napoli
    OLTRE LA RIFORMA DEI BB: CC.: Analisi, criticità, prospettive


  • Venerdì 11 novembre 2016, ore 9.30 - Antisala dei Baroni, Maschio Angioino - Napoli
    ENTI LOCALI QUALE FUTURO? Come garantire servizi ai cittadini


Piazza del Gesù - Napoli

    • ore 15.00 - "POMPIEROPOLI" - Esibizione Associazione Vigili del Fuoco del Corpo Nazionale
    • ore 20.00 Intervista alla Segretaria Generale della Funzione Pubblica CGIL Serena Sorrentino
    • ore 21.00 - Concerto della Band "LA MASCHERA"


 #ricomponiamodiritti #contrattoxicittadini #iolavoroxte





 
 
 
 
 
 

La Cgil lancia la 'Carta dei diritti universali del lavoro'


22.01.2016

E' stata presentata il 18 gennaio a Roma dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel corso di una conferenza stampa (foto - video), la Carta dei Diritti Universali del Lavoro (testo integrale), ovvero un nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori.

Una raccolta di norme destinate a tutto il mondo del lavoro, subordinato e autonomo, che a partire dai prossimi giorni sarà al centro delle assemblee nei luoghi di lavoro e dei pensionati, per la consultazione straordinaria delle iscritte e degli iscritti alla Cgil (verbale)

L’obiettivo è ambizioso: far diventare la Carta una legge d’iniziativa popolare per ridare dignità a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici.

Con il nuovo Statuto la Cgil vuole innovare gli strumenti contrattuali preservando quei diritti fondamentali che devono essere riconosciuti ed estesi a tutti, senza distinzione, indipendentemente dalla tipologia lavorativa o contrattuale, perché inderogabili e universali. Diritti che vanno dal compenso equo e proporzionato alla libertà di espressione, dal diritto alla sicurezza al diritto al riposo, ma anche alle pari opportunità e alla formazione permanente, un aggiornamento costante di saperi e competenze. Per ricostruire un diritto del lavoro a tutela della parte più debole nel rapporto di lavoro.

Un pullman attraverserà tutta Italia per informare lavoratori, cittadini, studenti, pensionati sui contenuti della Carta dei Diritti. Prima tappa martedì 26 gennaio a Rimini, nello stesso giorno arriverà a Forlì, poi Bologna (27 gennaio), Ferrara (27 gennaio), Cesena (28 gennaio) e Piacenza (29 gennaio). Il pullman proseguirà il suo viaggio attraversando il Friuli Venezia Giulia (29 gennaio), Veneto (dal 30 al 1 febbraio), Trentino (2 febbraio), Alto Adige (3 febbraio), Lombardia (4, 5, 6 febbraio), Piemonte (7, 8, 9 febbario), Val d'Aosta (10 febbraio), Liguria (11 febbraio).

Nel centro Italia il pullman arriverà il 12 febbraio, attraverserà la regione Toscana e poi proseguirà la sua corsa nelle Marche (15 febbraio), Umbria (16 febbraio), Lazio (dal 17 al 19 febbraio), Abruzzo (22 febbraio), Molise (23 febbraio), verrà poi traghettato in Sardegna (24 e 25 febbraio).

Dal 29 febbraio al 18 marzo il pullman viaggerà attraverso le regioni del sud Italia: Sicilia (29 febbraio e 1 marzo), Calabria (dal 3 al 5 marzo), Basilicata (6 e 7 marzo), Puglia (dall'8 al 10 marzo), in Campania (dall'11 al 13 marzo).

Per seguire tutte le tappe del viaggio su twitter @DirittiinMovimento 

Testo della Carta dei diritti universali del lavoro

Verbale per la consultazione degli iscritti

Materiali Grafici:

Volantone

Manifesti: Punto do svolta - Libertà - Dignità





 
 
 
 
 
 

Attivo di quadri, delegati, RSU e lavoratori dei Beni Culturali di Napoli e della Campania.


01.02.2016




 
 
 
 
 
 

Parte la mobilitazione dei lavoratori pubblici: pronti ad arrivare allo sciopero generale


27.10.2015


"Un contratto vero per i lavoratori e per cambiare i servizi ai cittadini", Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, lanciano la campagna per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. "Il Governo la smetta con le provocazioni e apra il tavolo. Fare un nuovo contratto vuol dire investire nelle professionalità, nell'innovazione organizzativa, nella qualità dei servizi. Per i lavoratori pubblici chiediamo un rinnovo dignitoso, che dopo 6 anni di paralisi totale, per noi significa 150 euro di aumento medio con produttività e riconoscimento professionale, altro che l'equivalente di una mancia come vorrebbe il Governo. Chiediamo contratti per rimettere in moto servizi alle famiglie e alle imprese, accrescendo la partecipazione, e rispettando il senso di quel richiamo della Corte Costituzionale che con questa legge di stabilità si vorrebbe di fatto ignorare: è con i contratti che si rilancia il cambiamento. E se per far arrivare il messaggio servirà andare allo sciopero generale, noi siamo pronti".

 "Sei anni di sottrazione di risorse spacciata per razionalizzazione della spesa e di mancati investimenti nella qualità del lavoro pubblico sono più che abbastanza. I servizi pubblici continuano a deteriorarsi quando invece dovrebbero dare una spinta decisiva alla ripresa economica e offrire risposte valide contro la marea montante del malcontento sociale. E il Governo che fa? Ancora una volta scarica costi e responsabilità sui lavoratori pubblici, mettendo sul piatto una proposta di contratto che non merita questo nome. Evidentemente considera la contrattazione come un'attività residuale nella quale non vale la pena investire. E che è meglio confinare su un terreno sempre più ristretto per gestire sempre più materie a colpi di leggi e decreti".  

"Noi diciamo invece che liberare la contrattazione è l'unico modo per produrre innovazione vera, partecipata dai lavoratori pubblici, e riportare la PA in linea con le esigenze reali del Paese. Per questo metteremo in campo anche lo sciopero, se dalla politica non verranno risposte" concludono i sindacati. "E prima faremo una mobilitazione forte e capillare sia a livello nazionale che territoriale, cercheremo il confronto con la società civile, punteremo a creare alleanze sociali partendo dai bisogni delle persone. Perché non si tratta solo di garantire ai lavoratori pubblici retribuzioni adeguate ed esigibilità dei diritti, ma di tenere insieme la valorizzazione delle professionalità e il diritto dei cittadini a un'amministrazione pubblica sostenibile negli assetti, trasparente nell'uso delle risorse, ed efficace nel dare risposte alle comunità".
Documento Unitario rinnovi contrattuali

Slide Documento rinnovi contrattuali

Download Comunicato stampa

Locandina mobilitazione




 
 
 
 
 
 

Documento “Per l’autoriforma della Funzione Pubblica Cgil ”


27.04.2015

 Premessa

   Ad alcuni anni dalla Conferenza di Organizzazione è necessaria una riflessione, che porti a scelte operative, tenuto conto delle mutate condizioni ed esigenze del mondo del lavoro che portano a dover riconsiderare il nostro assetto organizzativo, per poter diffondere il nostro intervento nei luoghi di lavoro, al fine di migliorare le condizioni del lavoro e di quelle sociali.
   Questo processo dovrà necessariamente essere rapportato alle caratteristiche delle strutture e dei territori in cui esse operano. Da qui la necessità di sperimentare modelli flessibili che, coerentemente con gli obiettivi, vedranno coinvolte le Segreterie regionali confederali interessate, in qualità di Centro regolatore. Interconnesse a queste scelte vanno meglio strutturate quelle relative alla tutela individuale, garantite dal Sistema Servizi.
   Va prestata attenzione, ai processi di riorganizzazione Istituzionale e degli altri soggetti della rappresentanza sociale sia nella valutazione dell’azione politica, sia in rapporto ai servizi erogati che si rivolgono allo stesso bacino di persone.
   Bisogna rilanciare con forza il tema del proselitismo e del nostro insediamento territoriale per ampliare la nostra rappresentanza anche in relazione alla sua misurazione e certificazione anche nei settori privati. L’accordo storico del 31 maggio 2013 in tema di rappresentanza e democrazia sindacale, produce ulteriori effetti sull’intero sistema di relazioni sindacali ed impone una riflessione e conseguenti decisioni rispetto al nostro modello organizzativo. Certificazione della rappresentanza e verifica del consenso da parte delle lavoratrici e dei lavoratori unitamente alla fisiologica spinta verso un’azione unitaria con le altre organizzazioni sindacali che deriva dall’accordo, producendo un'unità competitiva, impone a tutti noi un’attenzione straordinaria nel sostenere questo processo mettendolo in relazione con la nostra presenza organizzata.
   Per fare questo bisogna investire, liberando risorse economiche e valorizzare le esperienze maturate a favore dei luoghi di lavoro e del territorio, razionalizzando strutture ed organi esecutivi ai vari livelli dell’Organizzazione.
   Per questa ragione dobbiamo agire una vera e propria riforma organizzativa che sia coerente con le scelte politiche.
   Per raggiungere risultati significativi ed adeguati alla nostra ambizione di avere una FP-CGIL sempre più forte ed insediata, è fondamentale avere ed esigere una coerenza nei comportamenti individuali e collettivi.

   1. I comitati degli Iscritti
   Con il già richiamato importante Accordo del 31 maggio 2013 si conferma la necessità di potenziare le strutture dei luoghi di lavoro attraverso una attenta dislocazione delle risorse.
   Gli interventi di riordino e di riorganizzazione saranno tanto più efficaci laddove si proceda con decisione e coerenza sulla strada della razionalizzazione.
   Il comitato degli iscritti è la prima istanza Cgil nella quale favorire la partecipazione attiva dei lavoratori e delle lavoratrici, a cominciare da quelli che, operando con tipologie di lavoro atipiche in contesti dove è sostanzialmente strutturato la tipologia a tempo indeterminato, faticano ad entrare in contatto con l’organizzazione.
   Le delibere attuative dell’ultima conferenza di organizzazione hanno già indicato chiaramente attorno a quali snodi strategici si sarebbe dovuto sviluppare il percorso di reinsediamento dei comitati degli iscritti nella più complessiva e generale struttura organizzativa della Cgil:

1.   garantire in ogni luogo di lavoro le attività di proselitismo, di tesseramento, di promozione del sistema dei servizi
2.   assicurare all’assemblea degli iscritti discussione e diritto di proposta per la formazione delle candidature della Cgil nelle liste per le elezioni delle RSU
3.   favorire processi di inclusione, politico/contrattuale e di valorizzazione professionale delle lavoratrici e dei lavoratori, con particolare attenzione alle cosiddette forme atipiche di lavoro, ai migranti e ai giovani
4.   agevolare il ruolo politico del comitato degli iscritti anche attraverso la costituzione di comitati degli iscritti a valenza territoriale nei quali mettere a valore la condivisione di esperienze professionali/contrattuali diverse, nell’obiettivo di una sempre più intenso processo di integrazione e di elaborazione politica complessiva.

   Quelle scelte, dai profili d’attualità più che mai evidenti, possono essere ancora assunti, pur con le necessarie integrazioni, come veri e propri snodi: il processo di autoriforma della Fp, che andrà necessariamente integrato con la discussione più generale sull’organizzazione della Cgil, deve poter misura le sue ambizioni soprattutto in relazione a questa opzione.
   Il primo punto di questa operazione generale di reinsediamento di questa “rinnovata” struttura di base della Cgil non può che essere il rinnovo di tutti i comitati degli iscritti, la loro costituzione generalizzata.

1.1   Costituzione/rinnovo dei comitati degli iscritti

a)   Cronoprogramma per rinnovo/conferme CdI
   L’anno 2015 è il termine entro il quale le strutture comprensoriali,in completo raccordo con i rispettivi centri regolatori e con i livelli regionali di categoria,(la definizione di un programma concordato con centri regolatori e livelli regionali di categoria darebbe all’attività un fondamento strutturato e di interesse generale dell’insieme della Cgil.    ndr) , procedono alla formale ricostituzione/rinnovo dei Comitati degli Iscritti in tutti i luoghi di lavoro.
   Tale attività deve essere parte di un piano di lavoro complessivo, da elaborare per ogni singolo territorio, entro il quale si definiscono a monte forme e tempi per la costituzione di eventuali coordinamenti territoriali dei comitati degli iscritti.
   Il piano di lavoro territoriale per la costituzione/rinnovo dei comitati degli iscritti, deve essere elaborato, discusso ed assunto in stretto coordinamento conle strutture regionali di categoria
   
b)   individuazione dei componenti dei Comitati degli iscritti responsabili:
I comitati degli iscritti, oltre alle normali attività che definiscono quest’istanza
congressuale, devono individuare:
   una  responsabilità per il loro coordinamento
   una responsabilità per proselitismo e tesseramento
   una responsabilità per il rapporto con il sistema dei servizi Cgil e delle attività ad esso collegate
   una responsabilità per la sicurezza sul luogo di lavoro
   una responsabilità per la contrattazione sociale/territoriale

   b) censimento comitati degli iscritti
   Entro il termine ultimo del 31.12.2015 deve essere portata a compimento l’attività di rilevazione/censimento dei comitato degli iscritti così come rinnovati/ricostituiti.
   Le strutture, nazionale e regionali, si dotano di un omogeneo programma informatizzato di acquisizione e gestione dei dati, anagrafici, geografici, professionali dei componenti dei comitati degli iscritti, con l’obiettivo di offrire all’azione della federazione uno strumento di rilevamento costante da usare per:
   il rilancio di una adeguata politica di formazione dei quadri dirigenti della categoria,
   per piani di intervento sempre più stringenti e attagliati alle specifiche esigenze sul proselitiamo e sul tesseramento,
   per strutturare sempre più e sempre meglio il sistema di relazioni che lega la tutela collettiva a quella individuale  
   per un potenziamento strutturale della nostra azione sul tema della sicurezza e della salubrità degli ambienti di lavoro.

   1.2    Regolamento dei comitati degli iscritti Fp Cgil
   Le delibere attuative dell’ultima conferenza di organizzazione della Cgil già prevedevano l’assunzione di un regolamento quadro attraverso il quale rafforzare compiti e funzioni dei comitati degli iscritti.
   La particolarità dei settori pubblici, dove già esiste una legge sulla rappresentanza sindacale e dove, in ragione di ciò, il soggetto contrattuale della rappresentanza sindacale unitaria è già punto consolidato del sistema delle relazioni contrattuali (punto di rappresentanza, oltretutto da potenziare alla luce dell’accordo interconfederale del gennaio 2013), impone l’immediata assunzione di un sistema di regole che definiscano le linee di intervento e funzionamento degli stessi comitati.   
   La Categoria, oltretutto, assumendo come decisiva anche la scelta della CGIL di costituire i Coordinamenti dei Responsabili dei Comitati degli Iscritti, delle leghe SPl Cgil e di altre esperienze aggregative, a livello di Camere del Lavoro non congressuali, anche al fine di conseguire il rafforzamento strategico dell’organizzazione nel territorio, giudica quindi indispensabile dotarsi di un proprio regolamento per il funzionamento dei Comitati; ciò per meglio definire la qualità e gli ambiti dei loro rapporti con le rappresentanze sindacali unitarie dei posti di lavoro e per orientare, anche attraverso precise scelte di natura organizzativa, il sistema di relazioni che esiste fra quell’istanza congressuale e l’insieme dei livelli di responsabilità dell’organizzazione (comprensori/Camere del lavoro/sistema dei servizi)
   In questo senso il dipartimento degli organizzatori Fp (nazionale/regionale/aree metropolitane) si fa carico di offrire un punto di proposta per tale regolamento da offrire alla discussione della segreteria nazionale secondo queste direttrici:

1)   Al fine di avere una visione d’insieme ad un’azione integrata di coloro che agiscono in nome e per conto della CGIL, gli eletti nelle RSU sono parte integrante del Comitato degli iscritti.
2)   Il Comitato degli Iscritti è e deve essere sempre più il punto massimo della rappresentanza delle varie tipologie di lavoro presenti nel sito.
3)   Oltre alla responsabilità di chi lo rappresenta, al suo interno il Cdl deve prevedere un/una responsabile per il Proselitismo e per il Tesseramento, un riferimento per la Tutela Individuale in rapporto con i Servizi, un responsabile delle politiche per la sicurezza sui luoghi di lavoro
4)   In relazione alla realtà, tali responsabilità potranno coincidere con chi opera anche all’interno delle RSU.
5)   ai rappresentanti della CGIL nei luoghi di lavoro, attraverso le diverse funzioni individuate nell’ambito del comitato degli iscritti, è affidata la cura e  lo scambio di informazioni tra l'Organizzazione (nelle sue diverse articolazioni verticali, orizzontali, di servizio) e gli iscritti, favorendo e facilitando anche il loro accesso al sistema delle tutele individuali con modalità organizzative che assicurino la presa in carico delle loro esigenze e l’organizzazione più efficace delle diverse azioni.
6)   Vanno previste precise e vincolanti offerte formative per ogni componente dei comitati degli iscritti (formazione generale su valori, identità e ruolo del sindacato, formazione specifica per ciò che attiene l’organizzazione e le modalità di funzionamento della Cgil, formazione orientata alla pratica contrattuale)
7)   vanno costruiti percorsi di accrescimento del sistema di relazioni (oltre che con la categoria di appartenenza) con i servizi di tutela dei diritti individuali e con gli organismi di rappresentanza confederale in sede locale.
8)   La previsione che, laddove l’entità del posto di lavoro non consentisse tale modello di articolazione organizzativa, si possa procedere ad accorpamenti tra più posti di lavoro.
9)   una espressa previsione che renda esplicita l’inopportunità di una sovrapposizione (una coincidenza nelle stesse persone) fra le responsabilità politiche delle segreterie territoriali e le rappresentanze sindacali unitarie.
10)    La previsione che, subito dopo la costituzione/rinnovo dei comitati degli iscritti, si apra un percorso di progressiva, ma al tempo stesso evidente, cessione, sempre per delega, della titolarità della contrattazione aziendale dalle strutture territoriali Fp ai comitati degli iscritti stessi


   1.3 Coordinamenti territoriali dei comitati degli iscritti Fp

   I coordinamenti territoriali, così come in parte le stesse delibere attuative hanno già indicato, possono e devono poter rappresentare un livello di partecipazione e coinvolgimento sulle tematiche che di volta in volta interessano sia il territorio sia le politiche più generali della categoria.
   A questi coordinamenti vanno affidati i compiti di definire le piattaforme o linee guida per la contrattazione territoriale e sociale in forte relazione con le CdL congressuali, ferma rimanendo la titolarità della Categoria nella fase negoziale.
   La Categoria concorderà con le strutture confederali i sistemi e/o progetti pluriennali per il decentramento funzionale e l’insediamento nel territorio delle Camere del Lavoro di livello non congressuale.
   In questo ambito, oltre che prevedere procedure vincolanti  per la loro costituzione, va concordato con i centri regolatori e le Cdl la costituzione di organismi confederali analoghi entro i quali designare i responsabili dei comitati degli iscritti dei luoghi di lavoro della Fp
   E’ necessario individuare, infine, una precisa tempistica, sia a livello nazionale che territoriale (regionale e di area vasta) per una discussione generale di verifica delle attività
   I coordinamenti territoriali (comprensoriali/regionali) dei comitati degli iscritti sono, in ragione di ciò, luoghi e livelli di discussione che vanno valorizzati e sui quali c’è necessità di un investimento costante, sia politico che organizzativo, da parte dell’insieme delle strutture di Funzione Pubblica.
   I coordinamenti (territoriali/regionali) diventano parte importante e fondamentale di una filiera di partecipazione e coinvolgimento dei quadri/delegati


1.4 Le RSU

   In tema di rappresentatività e di organismi di rappresentanza, l’esperienza fatta in questi anni nel pubblico impiego attraverso la costruzione di un complesso di norme legislative e contrattuali, costituisce il primo parziale esempio di attuazione dell’art. 39 della Costituzione.
   
   Ciò, come ripetutamente affermato, assume particolare importanza nella definizione di regole certe in ordine:

•   alla individuazione dei soggetti sindacali ammessi al tavolo delle trattative;
•   alla validazione dei contratti sottoscritti;
•   all’applicazione dei contratti stessi a tutti i lavoratori dei comparti interessati (validità erga omnes);
•   alla titolarità delle prerogative e libertà sindacali.

   Gli elementi essenziali delle RSU sono: l’unicità, in quanto il modello è unico in ogni settore ed in ogni unità lavorativa, sia pubblica che privata; l’elettività, in quanto la RSU nasce ed è legittimata dal voto diretto di tutti i lavoratori del posto di lavoro, iscritti e non ai sindacati; la rappresentanza generale di tutti i lavoratori, che deriva dall’elezione a suffragio universale dei componenti; il pluralismo, in quanto tutti, purché in possesso dei requisiti previsti, possono concorrere per essere eletti.

   Sia rispetto a tali premesse generali che al preciso ed insostituibile valore “politico” che tali terminali di rappresentanza hanno ormai assunto inequivocabilmente, deve essere avviata una fase di intervento organizzativo che tenda a definire sempre meglio il rapporto fra la rappresentanza generale a carattere elettivo (RSU) e quella lo Statuto della Cgil definisce come “prima istanza” congressuale (i comitati degli iscritti).

   E’ necessario, quindi, individuare forme organizzate che mettano strutturalmente in relazione i due sistemi di rappresentanza anche nel sistema delle relazioni e delle forme organizzate che legano i luoghi di lavoro al territorio e alle strutture di Funzione Pubblica. (anche perché, spesso e nella pratica, le due forme ricadono sugli stessi soggetti)


   1.5 “Assemblee territoriali/regionali dei quadri/delegati/Rsu Fp Cgil. L’Assemblea nazionale dei Quadri, dei delegati e delle RSU Fp Cgil”

   L’assemblea territoriale
   Subito dopo il rinnovo dei comitati degli iscritti, così come definiti e strutturati con le modalità dei punti 1.1 e 1.2, le federazioni territoriali, con il coordinamento di quelle regionali di categoria, costituiscono e formalizzano le assemblee territoriali dei quadri/delegati/RSU Fp Cgil.
   In ragione della loro composizione, le assemblee territoriali sono il luogo e lo strumento dove e attraverso il quale si sostanzia il confronto sulle piattaforme generali per la contrattazione integrativa nei luoghi di lavoro del territorio e dove si realizza il primo punto di discussione sulle proposte generali di azione sindacale della categoria.
   La loro composizione deve tendere all’ equilibrio fra delegati Fp Cgil e componenti RSU Fp Cgil e deve rispettare il principio della rappresentanza fra settori pubblici e quelli privati, quello che afferisce alle attività/professioni dei settori della Funzione Pubblica.
   L’assemblea territoriale dei quadri/delegati/Rsu Fp Cgil è convocata almeno una volta l’anno.
   L’assemblea territoriale è ulteriore occasione di rilancio delle politiche attive sul tema dei giovani e, proprio in ragione di ciò, deve garantire azioni di coinvolgimento diretto.
   L’assemblea territoriale è composta per almeno il 95% da delegati Fp Cgil e eletti RSU nelle liste Fp Cgil
   “L’assemblea  regionale dei quadri/delegati/Rsu della Fp Cgil”
   Sono costituite le assemblee regionali dei quadri/ delegati/Rsu  Fp Cgil.
   Tali assemblee rappresentano l’insieme delle assemblee territoriali e sono composte garantendo la rappresentanza territoriale, quella di genere.
   E’ garantito, inoltre, nella composizione delle assemblee regionali, il principio della rappresentanza della generalità delle attività/professioni, assicurando altresì l’equilibrio fra i nostri settori del lavoro pubblico e quelli dei settori privati.
   Le assemblee  regionali, di norma, sono convocate almeno una volta l’anno.
   Le assemblee regionali sono composte per almeno il 90% da delegati Fp Cgil ed eletti RSU nelle liste Fp Cgil
   “L’assemblea nazionale dei quadri/delegati/Rsu della Fp Cgil”
   E’ costituita l’assemblea nazionale dei quadri/delegati/Rsu Fp Cgil.
   E’ garantito, attraverso il principio della rappresentanza (così come individuato per i coordinamenti territoriali e regionali) e l’equilibrio nella composizione (genere, delegati Fp Cgil ed eletti Rsu Fp Cgil, settori contrattuali, pubblico/privato)
   L’assemblea nazionale è convocata almeno una volta l’anno
   L’assemblea nazionale, in ragione di ciò, è il luogo dove si propongono e si discutono le linee generali della politica sindacale della categoria e le piattaforme contrattuali e dove, in una sempre più stretta relazione fra la Federazione e i suoi terminali della rappresentanza Cgil nei luoghi di lavoro (delegati e RSU), si propongo linee di intervento per il reinsediamento della Fp Cgil nei luoghi di lavoro.
   L’assemblea nazionale è composta per almeno l’85% da delegati Fp Cgil ed eletti RSU nelle liste della Fp Cgil

   Il rapporto fra iscritti/addetti dei posti di lavoro e componenti delle assemblee (territoriali/regionali/nazionale) è ri-determinato ogni anno anche sulla base di valutazioni e proposte del Dipartimento Organizzazione della Fp Cgil Nazionale (organizzatori regionali e di area metropolitana della Funzione Pubblica Cgil)

   1.6. Politiche di rinnovamento
   La ricostituzione/rinnovo dei comitati degli iscritti, il loro censimento, la formazione di un anagrafe dei componenti, anche in relazione alle funzioni attribuite al comitato degli iscritti deve essere vissuta come una straordinaria occasione di rilancio delle politiche attive della categoria sul tema dei giovani, della loro partecipazione alla vita della nostra organizzazione, sul loro inserimento nelle attività di direzione politica della categoria.
   Analogo approccio va assicurato anche per l’intera partita delle RSU (censimento, formazione di un’anagrafe) in quell’inevitabile intreccio fra le due articolazioni della più generale rappresentanza della Cgil
   L’opportunità di una vera e propria rete dei delegati ed eletti RSU, censiti, raggiungibili, coordinabili, va colta anche e soprattutto dispiegando azioni di coinvolgimento diretto e concreto che abbiano fra gli obiettivi primari il rinnovamento dei gruppi dirigenti della Fp Cgil.
   In questo senso vanno istituiti momenti di confronto/partecipazione che abbiano caratteristiche strutturali (assemblee permanenti ?).
     Una discussione complessiva che, così formata, diventa, attraverso il confronto con i livelli di responsabilità politica della Fp Cgil, concreta proposta di azione politica, sia rispetto al tema dei diritti del lavoro, sia rispetto alla vita sindacale della categoria e alle opportunità di crescita che essa stessa deve saper offrire a tutti i giovani delegati della Fp Cgil.
   E’ all’interno della decisioni che attengono al rilancio di nuove politiche di rinnovamento dei gruppi dirigenti che vanno affrontate e risolte anche le questioni legate alla qualità dei rapporti che legano la categoria (a tutti i suoi livelli) ai dirigenti sindacali che, o per limiti di età o per maturazione dei diritti, risolvono il loro rapporto di lavoro (o con la P.A. o con la Cgil) e entrano in un regime di quiscienza.
   Il limite entro il quale devono muoversi le possibili soluzioni di ulteriori collaborazioni a vario titolo con le strutture Fp è la loro volontarietà e gratuità.
   
   


   2. Politiche di  insediamento/tesseramento
   Le politiche di insediamento, con il relativo proselitismo, sono strettamente collegate ai processi riorganizzativi.
   Alcuni fattori ormai evidenti da alcuni anni, obbligano tutta la categoria a intervenire per rafforzare il tesseramento.
   A mero titolo esemplificativo, fra quei fattori possono riscontrarsi:

o   la continua diminuzione del numero dei dipendenti dei settori pubblici a causa dei pensionamenti non reintegrati;
o   la diversa propensione alla sindacalizzazione dei lavoratori inseriti nel mondo del lavoro fino alla metà degli anni '80 rispetto a quelli entrati successivamente;
o   le difficoltà nella contrattazione nazionale e i relativi blocchi dei settori pubblici;
o   le difficoltà nella contrattazione nazionale e i relativi blocchi dei settori pubblici e privati
o   la maggiore volatilità delle iscrizioni, soprattutto nei settori privati che ormai rappresentano oltre un quarto del totale degli iscritti della Categoria;
o   le differenti richieste che vengono avanzate nel confronto del sindacato rispetto sia ai settori di provenienza (pubblici, pubblici non contrattualizzati, privati)  che alle peculiarità di particolari settori professionali
o   un diverso rapporto tra la tutela collettiva e la tutela individuale.

   Quindi è necessario un intervento dal profilo altamente organizzativo che sia anche in grado di intervenire con progetti mirati che rispondano tanto alle esigenze di nuove adesioni quanto nella maggiore fidelizzazione di quelli già associati.
   La Funzione Pubblica Cgil, nelle forme e nei modi attraverso i quali si definiscono normalmente le linee di intervento politico della categoria (direttivo/segreterie) decide di assumere ad ogni inizio anno un proprio piano di lavoro per il proselitismo ed il tesseramento.
   All’interno di tale piano di lavoro sul proselitismo agisce l’insieme della strumentazione a disposizione della categoria: dalle politiche di reinsediamento ai progetti finalizzati, dalla formazione alle politiche organizzative, dal finanziamento alla costante verifica delle scelte assunte, dalle politiche comunicative a quelle che attengono alle agibilità sindacali.
   Da tale piano dovranno essere ricavati la definizione di programmi di intervento territoriali.
   Tutta la Categoria deve essere resa consapevole e coinvolta delle questioni riguardante il tesseramento.
   A tutti i livelli e almeno una volta l'anno, deve essere svolta una discussione centrata sul tema, anche sottolineando il nesso tra tesseramento, agibilità finanziarie e agibilità sindacali.
   


   3. Struttura della Federazione
   3.1    Accorpamenti dei Territori e autosufficienza finanziaria

   Le dimensioni di alcune categorie territoriali e l'esigenza di spostare il più possibile risorse verso i luoghi di lavoro, quest'ultima come scelta strategica per esercitare nel miglior modo possibile la tutela individuale e collettiva, impongono una attenta riflessione sulla possibilità di realizzare accorpamenti, di livello congressuale, delle attuali strutture.
   Qualunque decisione e ridisegno della presenza territoriale, di natura congressuale,  deve fare i conti con la necessità di creare condizioni di autosufficienza finanziaria, indispensabile per poter svolgere attività politica.
   Le possibili aggregazioni di strutture, dunque, devono essere finalizzate al decentramento delle risorse, producendo effetti concreti tali da essere configurati come investimenti sostanziali e verificabili a favore dei posti di lavoro.
   Le sperimentazioni di accorpamenti delle strutture territoriali della Categoria, quindi, devono realizzare le condizioni predette, in un rapporto di condivisione e collaborazione con le strutture regionali confederali di riferimento, in quanto Centri Regolatori.
   Tra i parametri che devono essere utilizzati per promuovere la sperimentazione sugli accorpamenti, integrandoli tra loro e con altri che il territorio individuerà, ci sono i flussi finanziari e il numero degli iscritti.
   Altri possono essere utili; come il numero dei posti di lavoro e le caratteristiche orografiche, alla luce – però – di un'organizzazione del lavoro, in Categoria,  che veda la rete dei delegati e non i componenti la segreteria o i funzionari l'elemento che presidia i posti di lavoro e i territori.
   In sostanza, non ha senso l'accorpamento delle strutture territoriali se riproduciamo l'attuale modello organizzativo. Naturalmente dovremo mettere in conto una fase transitoria, che dovrà anche prevedere massivi percorsi formativi tesi a riqualificare l’approccio delle segreterie comprensoriali verso direttrici che, come detto, provano a spostare il baricentro del nostro agire a favore dei posti di lavoro.
   Difficilmente una struttura con meno di 1500 iscritti ha risorse per svolgere appieno un'attività politica significativa per l'Organizzazione e, naturalmente, per le lavoratrici e i lavoratori che vogliamo rappresentare e tutelare.
   Analoga situazione si determina laddove i flussi finanziari di una struttura sono assorbiti per oltre il 60% dalle spese del personale;  pur essendo noi un'Organizzazione ad altissimo capitale umano che non può affrontare il tema delle spese per le compagne e i compagni che vi operano solo come un costo e non anche come un investimento, il giusto equilibrio nel rapporto spese complessive/spese per il personale va sempre garantito.

3.2   Regionalizzazioni e Integrazioni
   Tra le sperimentazioni possibili, vanno favoriti processi unificanti a partire dalla creazione di un'unica struttura, di livello regionale, nelle regione di piccole dimensioni.
   Così come va favorita (anche attraverso specifici piani di investimento) la possibilità di un'integrazione funzionale tra struttura regionale e strutture territoriali, anche mediante l’individuazione di responsabilità di contrattazione e organizzative unificate e/o semplificate, di livello sovraterritoriale o regionale, per aziende/enti presenti con propri siti produttivi/organizzativi su più territori,  ovvero evitando la duplicazione di funzioni di coordinamento e di direzione altrimenti individuabili in un’unica struttura.
   Favorendo, almeno nella fase sperimentale, anche modelli diversi di accorpamenti e integrazioni, ivi compreso quello eventualmente realizzabile tra struttura regionale e struttura del capoluogo di regione, a cominciare da quei territori ove le dimensioni della struttura di capoluogo regionale, in rapporto all’insieme della categoria regionale, siano compatibili con la realizzazione di una sperimentazione dagli esiti equilibrati e rispettosi delle dimensioni e dei rapporti esistenti fra gli stessi comprensori.
   
   3.3   Funzionalità delle Segreterie
   Il processo riorganizzativo in atto, deve consentirci di affrontare anche la questione del compimento del processo di integrazione dei comparti  che dettero vita alla Funzione Pubblica, nonché i cambiamenti che nella stessa Categoria sono intervenuti, in primo luogo in termini di composizione della rappresentanza.
   La riduzione dei componenti le segreterie è una buona occasione per fare un passo in avanti nella costruzione di una categoria che non si muove più nella logica della sommatoria dei settori ma affronta complessivamente i problemi e che si mette in sintonia, da un punto di vista organizzativo, con le scelte di unificazione contrattuale patrimonio dell'elaborazione politica collettiva.
   Non più, quindi, la Categoria  con il sottotitolo: Stato, Parastato, Enti Locali e Sanità – in qualche caso con l'aggiunta di altri settori – ma solamente Funzione Pubblica.
   La segreteria deve diventare il luogo, anche fisico, in cui oltre alla figura  e alle relative funzioni del Segretario Generale, si affianchi la responsabilità delle  Politiche Contrattuali unificata, la responsabilità dell'Organizzazione.
   Il passaggio nodale, quello cioè, delle responsabilità contrattuali unificate da affiancare alle attività del segretario generale, deve prevedere di per sé una corrispondente cessione delle funzioni “contrattuali” (tradizionalmente di tipo verticale e per questo oggi in capo a singoli componenti delle segreterie),  alla rete dei delegati (nel caso di strutture comprensoriali) e/o ad un potenziamento e ad una valorizzazione degli apparati  politici (soprattutto nelle strutture più grandi e nei livelli regionali e nazionale).
   
   3.4   Composizione delle Segreterie (Regionali, aree metropolitane, comprensori)
   Nell'ambito della discussione confederale sulla composizione delle Segreterie, che si è orientata per l'individuazione di tre componenti per gli Organi Esecutivi territoriali.
   Si ritiene utile confermare questo orientamento.
   Per quanto riguarda le aree metropolitane detto limite viene elevato a quattro componenti
   Per quanto riguarda le Segreterie regionali il riferimento numerico dei componenti, fissato nel numero massimo di cinque, potrebbe riguardare le dimensioni con oltre 30.000 iscritti, limite al di sotto del quale le segreterie regionali sono fissate nel numero massimo di quattro.
   Nella composizione delle segreterie, nei processi di formazione dei quadri e nelle politiche attive per la individuazione degli organi elettivi prioritaria è l’attenzione che deve essere prestata al tema dei giovani e delle donne.
   In attesa che la conferenza di organizzazione della Cgil definisca una precisa cornice di riferimento all’interno della quale muovere l’insieme degli interventi, va individuata nella categoria, quindi, una modalità di composizione delle segreterie  che soddisfi il bisogno di ringiovanire i gruppi dirigenti, a tutti i livelli.
   E’ confermata la decisione che, in caso di Segreterie con numero pari dei componenti,  sia vincolante l’assoluta parità di genere.
   Nelle politiche di direzione del territorio da parte delle segreterie regionali, ovviamente in stretto raccordo con i centri regolatori,  va garantita, sempre e comunque, nell’individuazione dei segretari generali dei comprensori di riferimento, il progressivo riequilibrio, all’interno della regione, sia rispetto al genere sia rispetto all’età.
   
   3.5 Composizione della Segreteria Nazionale
   La Segreteria Nazionale struttura la sua azione in linea con l’orientamento complessivo che riguarda l’insieme delle politiche assunte dalla categoria.
   Alla responsabilità complessiva del Segretario Generale è affiancata una responsabilità unificata per tutte le politiche contrattuali (alla quale,, in attesa di portare gradatamente a compimento –comunque entro il mandato congressuale -  il percorso di riduzione del numero dei componenti possono corrispondere uno o più segretari nazionali), una responsabilità per le politiche dell’organizzazione, una responsabilità precisa per il mercato del lavoro e le politiche di inserimento nel mondo del lavoro dei servizi pubblici e una responsabilità dell’insieme delle  politiche orizzontali (politiche di genere, politiche giovanili, politiche per l’immigrazione, per la sicurezza sui luoghi di lavoro, sicurezza e legalità, previdenza  ecc. ecc.)
   La Segreteria nazionale vede fissato in 6 il numero massimo dei suoi componenti, fermo restando il vincolo della parità di genere (nel caso di numero pari dei componenti).
   La realizzazione degli obiettivi sopra citati deve avere come orizzonte temporale l’attuale mandato congressuale, termine entro il quale, sia rispetto al numero che alla definizione delle responsabilità, devono realizzarsi i sopradescritti cambiamenti.
   All’apertura della prossima stagione congressuale (fine 2017) il limite della composizione numerica della Segreteria Nazionale, così come oggi definito, deve tornare ad essere tema di discussione e verifica sia sulla congruità delle scelte assunte, sia rispetto alla soddisfazione di un obiettivo di ulteriore riduzione a 5 del numero massimo di componenti.
   La struttura nazionale, in relazione all’obiettivo sopra citato, orienta le sue politiche in maniera adeguata sia alle scelte di riduzione numerica della segreteria sia per ciò che attiene la natura delle nuove responsabilità, dispiegando, in tal senso, azioni coerenti con l’esigenza di valorizzare sempre più il ruolo dell’apparato politico, a cominciare da quella parte direttamente impegnata nelle politiche contrattuali.
   Il processo di riorganizzazione delle attività della segreteria e della sua composizione

   3.6    Composizione dei Comitati Direttivi
   Sono i Comitati Direttivi, avendo natura deliberativa, gli organismi che assicurano la rappresentanza del pluralismo dell'Organizzazione e dell'insieme della Categoria su quel territorio.
   Sempre nel solco della completa e definitiva unificazione dei settori di cui è rappresentativa la Categoria, occorre gradualmente uscire dalla logica della stretta rappresentanza dei singoli settori che ingessa e fa lievitare i Comitati Direttivi.
   Per evitare che siano pletorici, poco funzionali e dispersivi, unitamente al problema della riduzione costante del monte ore e dei distacchi sindacali, è bene prendere a riferimento le dimensione della struttura per il numero dei componenti.
   
   Per quanto riguarda i Comitati Direttivi l’obiettivo a cui rispondere (tenendo comunque in considerazione che la decisione sulla composizione numerica dei direttivi è oggetto di decisione congressuale) è il seguente:
   per quelli di comprensorio
o   fino a 2000 iscritti, si potrebbe introdurre un limite massimo di venticinque componenti;
o   fino a 4000 iscritti, limite massimo di trenta componenti;
o   oltre i 4000 iscritti, limite massimo di quarantacinque componenti.  
o   per le Aree Metropolitane, oltre 10000 iscritti, si potrebbe introdurre un limite massimo di sessanta componenti.

   Per quelli regionali:
o   fino a 30.000 iscritti, può essere utile un limite massimo di settanta componenti;
o   oltre i 30.000 iscritti, limite massimo di ottanta componenti.

   Per quello nazionale:
o   al massimo - centotrenta componenti.

   La Categoria conferma l'obiettivo di realizzare, sempre e comunque, la parità di genere nella composizione dei Comitati Direttivi, a partire da quello nazionale.

   4. Risorse

4.1   applicazione dei regolamenti
   E' necessario che in tutte le strutture della Categoria si applichino il Regolamento del Personale ed il Regolamento Amministrativo che costituiscono strumenti fondamentali per la trasparenza e la buona amministrazione a cui fare riferimento.
   Non sono ammesse deroghe all’applicazione dei regolamenti.
   Laddove l'Amministrazione sia unificata nella struttura confederale, occorre sostenere questo processo di adeguamento. Tutto ciò, sia al fine di rendere equo, trasparente e omogeneo il trattamento di tutte le compagne e i compagni che operano nell'Organizzazione, sia a tutela stessa dell'Organizzazione che potrebbe essere coinvolta in contenziosi.
   La gestione delle risorse deve essere finalizzata alla capacità di razionalizzarne l’utilizzo per migliorare la nostra azione politica ed ampliare la nostra rappresentanza. I piani su cui bisogna agire sono diversi: organizzativi, gestionali, strutturali.
   Bisogna, quindi tendere a costruire, nell'ambito delle strutture confederali di riferimento, economie sugli acquisti e all'unificazione delle gestioni contabili delle amministrazioni da attuare considerando anche le diverse esperienze oggi in campo, e le diverse autonome responsabilità delle strutture.
   Al fine di procedere ad ulteriori razionalizzazioni nell’uso delle risorse economiche, soprattutto nel rapporto fra la struttura nazionale e le strutture regionali, va favorita l’assunzione della strumentazione informatica (Videoconferenza, ecc) per tutte quelle riunioni per le quali non è prevista la certificazione del voto.
   La struttura nazionale è impegnata affinché l’anno 2015 sia quello nel quale si porti a compiutezza una modalità di lavoro e di confronto che, se razionalizzata in questo senso, favorirebbe un risparmio considerevole sia in termini economici che di tempo.

   4.2 i bilanci
   Per quanto riguarda i bilanci, il rispetto dei principi di omogeneità e uniformità indicati nei Regolamenti Amministrativo e del Personale e nel “Piano dei Conti”, costituiscono la condizione indispensabile per avere strumenti in cui si riconosce tutta l’organizzazione e con essi coerentemente ci si rapporta.
   Sempre in tema di bilanci, proprio in virtù di quanto fin qui sostenuto circa la trasparenza e la razionalizzazione  nella gestione delle risorse, la Categoria si impegna a sostenere procedure gestionali/finanziarie per arrivare ad un “Aggregato del sistema CGIL”, orizzontale e verticale, entro il 2016.
   In questo quadro di verifica delle modalità gestionali dei bilanci, la Categoria nazionale, in raccordo con la confederazione regionale, nel rispetto delle prerogative delle strutture territoriali, ne sostiene l’aggregazione a cui rapportare le responsabilità derivanti dall’applicazione della L. 460/97.
   Tutte le strutture devono mettere in campo azioni al fine di garantire la migliore capacità gestionale delle risorse finanziarie.
   Per sostenere questi sforzi sarà fondamentale mettere in campo azioni formative permanenti sull'organizzazione e sull'amministrazione, sia per chi riveste incarichi di direzione politica, sia per chi svolge funzioni di revisione dei conti, sia per che svolge compiti di amministrazione, sia per chi ricopre ruoli ispettivi.
   Così come sarà importante  disciplinare, attraverso l’adeguamento statutario e regolamentare, le norme e le sanzioni individuali e collettive, nel caso vengano a verificarsi nelle strutture comportamenti non rispondenti al pieno rispetto delle regole e delle norme che presiedono il buon governo dell’Organizzazione.
   Sarà altrettanto importante fornire ai Centri Regolatori strumenti per intervenire nei casi in cui i bilanci delle strutture presentano chiusure in negative per periodi prolungati.
   A supporto dell'applicazione delle regole amministrative e degli indirizzi per una buona gestione finanziaria ed economica, gli Ispettori nazionali della Categoria, elaboreranno periodicamente un programma di ispezioni che riguardi tutto il territorio nazionale – in raccordo con le ispezioni regionali, da affiancare alle ispezioni che si effettuano quando si eleggono i Segretari Generali.
   In particolare viene introdotto l’obbligo di procedere ad ispezioni in tutte quelle strutture territoriali il cui segretario generale termina il mandato entro i sei mesi successivi; ciò al fine di verificare lo stato patrimoniale e dei bilanci, l’applicazione dei regolamenti nella strutture interessate dal cambio di direzione politica.
   Nell'attenzione sull'applicazione delle regole, deve trovare posto e particolare attenzione, la normativa sulla sicurezza e salute sul posto di lavoro.

4.2   La canalizzazione delle risorse
   Al fine di rendere efficace il processo di razionalizzazione organizzativa, è indispensabile affermare in tutti i territori il sistema della canalizzazione.
   Si conferma che le risorse devono essere acquisite dalle categorie territoriali e canalizzate, tramite i conti di transito – con le modalità già individuate dal Regolamento di Amministrazione – verso le strutture confederali territoriali e regionali, nonché verso le strutture di Categoria regionali e nazionale.
   Alla canalizzazione, si applicano esclusivamente le percentuali previste dalla Conferenza di Organizzazione o dal Congresso CGIL.
   Ogni modifica dei rapporti percentuali sui meccanismi di canalizzazione può essere decisa solo con il concorso dei Centri Regolatori: la confederazione regionale e la struttura nazionale di Categoria.
   Qualunque altra esigenza economica deve essere soddisfatta tramite versamenti al di fuori dei conti di transito.

   4.3 solidità economica delle strutture   
   La solidità economica delle strutture è condizione imprescindibile per l'autonomia politica, non semplicemente della struttura stessa ma dell'intera CGIL.
   Per questo le difficoltà economiche devono essere affrontate in quella logica di solidarietà, gestita dalla Camera del Lavoro, che abbia come presupposto indispensabile un progetto chiaro e condiviso di risanamento strutturale con il relativo piano di rientro.
   E' quindi fondamentale che i rapporti economici tra le diverse strutture dell'Organizzazione, siano basate sui principi della certezza e applicazione delle regole, della trasparenza e della solidarietà.
   Bisogna evitare che possano esserci situazioni dove sia la negoziazione tra i responsabili a definirli.
   Questo consente di rafforzare i legami organizzativi che, insieme ai fondamentali legami politici, consente di perpetuare il sistema a matrice – incrociando la  struttura confederale orizzontale con le strutture verticali di categoria - della CGIL: caratteristica che la rende peculiare e anche per questo un soggetto fondamentale per la democrazia e lo sviluppo sociale del nostro Paese.

   4.4. il Bilancio della Struttura Nazionale
   In quest’ottica di forte razionalizzazione delle risorse a disposizione, condizione indispensabile non solo per accompagnare il grande processo di investimento sui luoghi di lavoro che intendiamo mettere in campo, ma anche per perseguire sempre meglio l’obiettivo di rendere autosufficienti e solide sotto il profilo finanziario le strutture, la Funzione Pubblica Cgil Nazionale avvia un processo di verifica e di riequilibrio dei meccanismi di ripartizione degli appostamenti del proprio bilancio il cui fine ultimo è, non già la sola semplificazione del proprio sistema di finanziamento, ma anche e soprattutto la razionalizzazione nell’uso delle proprio risorse, con ciò rispondendo al costante obiettivo di liberare investimenti per le attività sui luoghi di lavoro.
   Le tappe di tale processo di riequilibrio e razionalizzazione attraversano, innanzitutto:

   il tema delle cd. “quote aggiuntive” (iscritte a bilancio alla voce “altri proventi”) (“contributo di solidarietà”, “servizi e pubblicazioni varie”) per le quali deve essere chiaro, sin dal bilancio preventivo 2015, l’avvio di una operazione di progressiva riduzione di tali voci
   il tema dei cd. finanziamenti per i progetti di reinsediamento
   il tema della canalizzazione, per la quale, dentro una discussione più generale  che riguarda l’intera categoria, deve essere chiaro l’obiettivo di riallineamento dei sistemi di finanziamento territoriali all’interno di un omogeneo quadro nazionale, ciò a maggior ragione se si intraprende un percorso complessivo di profonda riorganizzazione di tutti i livelli della categoria

   La verifica  sulla congruità dell’azione della Fp Cgil nazionale rispetto agli obiettivi declinati, comunque già definita dallo Statuto (verifica e controllo da parte del Comitato direttivo), è anche parte di un più ampio processo di confronto e di condivisione costante, sia in seno al Dipartimento degli organizzatori regionali e di area metropolitana, sia nell’ambito del sistema di relazione fra Segretari Generali Regionali e il Segretario Generale Nazionale.

   5. Servizi
   La qualità e la quantità dei sevizi finalizzati alla tutela individuale costituiscono un patrimonio fondamentale della CGIL nel rapporto con i propri iscritti e con le persone in generale, che si rivolgono al sindacato per essere assistiti nei diversi bisogni che vengono a manifestarsi nell’arco dell’intera vita.
   Si tratta di un’attività decisiva non solo per il sostegno offerto a persone in difficoltà, ma anche per la CGIL che deve trarre dalla concreta conoscenza dei problemi delle persone le informazioni fondamentali per la propria attività di rappresentanza contrattuale oltre che di un canale di comunicazione decisivo affinché le persone che il sindacato rappresenta ne comprendano la funzione e la natura, contribuendo così a favorire contemporaneamente sia la funzione di rappresentanza collettiva, che come sindacato esercitiamo tramite la contrattazione, che la partecipazione e l’iscrizione alla CGIL.
   La Categoria partecipa con determinazione alla costruzione delle Cabine di regia in tutti i territori e nelle strutture regionali confederali al fine di realizzare l'integrazione delle attività dei servizi.
   Dobbiamo, inoltre, impegnarci alla realizzazione di specifici progetti sul territorio, che prevedano percorsi formativi che mettano la Categoria in condizione di far parte del Sistema Servizi della CGIL.
   D'altronde, se è vero che, storicamente, i dipendenti pubblici risolvevano all'interno delle Amministrazioni la maggior parte dei problemi affrontati dal Sistema Servizi, questo, oggi, non è più così anche per la mutata composizione della rappresentanza (gli iscritti dei settori privati sono aumentati considerevolmente nel tempo).
   Infine, va abbattuta la resistenza (a volte inconsapevole, a volte anche esplicita) ad assumere l’argomento “servizi” come uno dei temi fondamentali del nostro sistema di informazione/comunicazione da e verso i posti di lavoro.

   6. Formazione
   La Formazione deve essere sentita e utilizzata come fattore strategico della vita quotidiana dell'Organizzazione. Da essa dipende il futuro della CGIL.
   Tutti i soggetti che ricoprono ruoli di responsabilità, comprendendo le RSU, a qualsiasi livello e di qualsiasi natura, devono poter fruire della formazione. I processi formativi devono ripetersi nel tempo, sia in relazione ai soggetti sia in relazione alle funzioni che si svolgono.
   Devono essere certificati all'interno dell'Organizzazione e utilizzati come uno degli strumenti per la politica dei quadri. Non solo in termini di selezione ma, piuttosto, per assicurare capacità, competenze e aderenza ai valori fondativi.
   Non da ultimo va considerata la formazione come strumento importante per la coesione dei gruppi dirigenti.
   E' dovere dell'Organizzazione assicurare la formazione per tutto il gruppo dirigente, ovviamente con contenuti e obiettivi diversi a seconda delle funzioni che si svolgono.
   Quindi occorre predisporre progetti formativi per i delegati, per i componenti le segreterie territoriali e regionali compresi i funzionari, per i componenti la segreteria nazionale compresi i funzionari.
   Questo vuol dire che in tutte le strutture deve essere assegnata, in segreteria, la delega alla formazione, nonché appostare in bilancio le somme necessarie alla realizzazione di detti processi, somme che non dovrebbero essere inferiori al 1%.
   La struttura nazionale si impegna a costruire un'offerta formativa fruibile da tutti i territori, anche mettendo in rete tutte le esperienze e le risorse regionali e territoriali.
   Vanno inoltre verificate costantemente tutte le possibilità di accesso ai finanziamenti, nazionali e soprattutto europei,  per particolari attività formative legate alla sfera dei servizi nel rapporto con i diritti, sia del lavoro che di cittadinanza.
   
   7. Il rapporto con università e le strutture formative scolastiche
   Il tema del rapporto con i giovani, entro e attraverso il quale si articolano e sviluppano anche le politiche di rinnovamento dei quadri dirigenti è, per sua natura “orizzontale” alla categoria e, in tal senso, vanno dispiegate azioni generali tese a favorire il più possibile una costante relazione con le nuove generazioni.
   Ciò si può realizzare attraverso un primario investimento culturale ed organizzativo nel rapporto con le strutture formative universitarie e scolastiche.
   E’ necessario attivare, incrementare e consolidare a tutti i livelli organizzativi i rapporti con le università.
   L’attivazione di apposite convenzione con la rete degli atenei presenti nei singoli territori per la realizzazione di progetti costanti e duraturi che definiscano modalità e tempistica dei tirocini curriculari e post-laurea e degli stage.
   A tale fine la convenzione nazionale sottoscritta  tra Fp Cgil e UDU è strumento fondamentale non solo per l’attivazione dei rapporti con gli atenei, ma anche nel rapporto con le forme organizzate degli studenti universitari.
   
   8. La comunicazione

8.1   La strategia
   La Fp Cgil, così come per altro l’insieme delle organizzazioni di rappresentanza, è nel mezzo di un processo di un inevitabile trasformazione: uno dei rischi maggiore di questo passaggio è proprio la mancanza di una precisa consapevolezza del cambiamento che l’attraversa.
   Non siamo già più dentro il modello tradizionale nel quale l’informazione, l’orientamento del pensiero, la discussione e la fase decisionale fanno parte di un ben determinato processo consequenziale, ma non siamo nemmeno pienamente dentro quel modello 2.0 nel quale la comunicazione sindacale si adatta, plasmandola, a quella reticolare ed orizzontale tipica di internet e dei social network.
   Intercettare, comunicativamente, lavoratrici e lavoratori sempre più stretti fra questo prepotente concetto di decentramento/allontanamento e i cambiamenti che il distorto significato di flessibilità ha loro imposto, è l’obiettivo che la comunicazione sindacale deve porsi.
   Lo sviluppo delle tecnologie ci impone di adeguare il nostro standard comunicativo innanzitutto trasferendo la rappresentazione delle nostre attività e delle funzioni di rappresentanza sulla rete, ma evitando in tutti i modi che questo trasferimento sia fatto sostanzialmente a costo zero: che venga fatto, cioè, non mettendo in discussione modalità di linguaggio e logiche tipiche del pur recente passato.
   Ciò che dobbiamo insieme realizzare in questa fase di cambiamento organizzativo è ricercare una strategia che si ponga l’obiettivo di coinvolgere e reclutare le lavoratrici e i lavoratori che rappresentiamo.
   Studi e letterature, in tal senso, affidano alla rete, nel caso di organizzazioni di rappresentanza di massa, ben precisi obiettivi, tutti rispondenti ad un'unica esigenza: creare una dimensione collettiva nuova, nella quale l’estensione della copertura sindacale è il primo bisogno da soddisfare.
   Una comunità che, in questo senso, provi a ripetere ciò che nella nostra azione quotidiana avviene: lavoratrici e lavoratori insieme ai loro rappresentanti.
   L’individualizzazione dei servizi agli iscritti, l’incremento del dibattito e delle forme di partecipazione democratica interna al sindacato, dare spazio e voce ai non rappresentati e costruire una rete di rapporti con altre organizzazioni sindacali transnazionali sono solo alcune delle necessità che la rete può soddisfare se adeguatamente utilizzata.
8.2    Le responsabilità
   Il primo passo da fare in questo senso è semplice, per quanto rivoluzionario: assumere il tema della comunicazione come uno dei punti principali del nostro agire organizzativo.
   Non è più il tempo di logiche organizzative che pongono la comunicazione fra le scelte che operiamo “sui resti”: se ho disponibilità, agibilità e risorse bene, altrimenti sarà per la prossima volta, per il prossimo bilancio, per la prossima riorganizzazione.
   La comunicazione deve essere considerata al pari di tutte le altre irrinunciabili esigenze: al pari di ogni altro presidio, politico/organizzativo sul quale investiamo, tempo, intelligenze, risorse.
   L’individuazione di una precisa responsabilità sulla comunicazione a tutti i livelli della categoria è ormai improcrastinabile.
   Ogni segreteria deve vedere attribuita formalmente una delega di responsabilità a riguardo e ogni struttura deve, in questo senso, individuare una precisa attribuzione di funzioni a sostegno dell’esercizio di quella delega (comunicatori e/o uffici stampa).
   La Funzione Pubblica Cgil deve dotarsi, nella sua dimensione nazionale/regionale/territoriale, di una linea di coordinamento e di azione di un gruppo di responsabili della comunicazione che sappia essere di supporto agli organi esecutivi della categoria.

8.3    Le strumentazioni.
   Una veloce rilevazione offre lo spaccato di una organizzazione sindacale che ha, più o meno consapevolmente, deciso di non investire nella strumentazione tipica del web 2.0
   Più o meno la metà delle federazioni regionali non hanno un proprio sito internet mentre oltrepassano il 60% quelle che non registrano alcuna presenza sui maggiori social network (facebook e twitter)
   Il dato peggiora sensibilmente se scendiamo al livello comprensoriale: sull’insieme dei comprensori censiti sono solo 26 le strutture che utilizzano in proprio lo strumento del sito
   Diventa quindi irrinunciabile che la Funzione Pubblica Cgil assuma immediatamente e senza tentennamento alcuno l’insieme della strumentazione che il web mette a disposizione.
   Ogni struttura di funzione pubblica deve dotarsi di un sito internet, rafforzando e mettendo in rete anche la sua presenza sui social network in una prospettiva di coordinamento, sinergia e relazione con l’intero sistema internet della categoria.
   Ciò deve rappresentare la priorità dei prossimi mesi, tanto il terreno che dobbiamo provare a recuperare in tal senso.




 
 
 
 
 
 

Comitato Ditettivo FP CGIL Nazionale


27.04.2015

Ordine del giorno del Cd. della Fp Cgil Nazionale del 27 Aprile

Il comitato direttivo della Funzione Pubblica Cgil Nazionale nell’esprimere apprezzamento al gruppo di lavoro per il documento proposto e nel condividere i punti di elaborazioni avanzati dal gruppo stesso, assume il documento “Per l’autoriforma della Funzione Pubblica” quale programma di lavoro per la riorganizzazione dell’intera categoria.
Il documento intercetta gli obiettivi posti alla base della discussione; quelli, cioè, di rilanciare significativamente valore e ruolo dei comitati degli iscritti e delle rappresentanze della Fp Cgil nelle RSU, di spostare il baricentro politico/organizzativo della Fp Cgil verso i territori/luoghi di lavoro anche attraverso una profonda riorganizzazione della categoria,  avendo a riferimento, in ragione di ciò, il principio dell’autosufficienza finanziaria e quello, infine, di innalzare sempre più il livello di partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla Fp Cgil e degli eletti RSU nelle liste della Fp Cgil alla vita democratica e alle scelte politiche dell’organizzazione.
Il comitato direttivo, giudicando pienamente condivisibili le scelte che si assumono nel documento stesso, impegna la struttura nazionale della Fp, le articolazioni territoriali della categoria, i loro gruppi dirigenti a realizzare, con coerenza, costanza e determinazione le azioni ivi contenute: riconsiderare il nostro assetto organizzativo, per poter diffondere sempre meglio il nostro intervento nei luoghi di lavoro, principio alla base del documento stesso, è ritenuto dal comitato direttivo elemento fondamentale: proprio per questo, ora che quelle scelte sono assunte, diventa indispensabile, sotto il profilo operativo, che si proceda senza indugi a realizzare il piano di lavoro organizzativo/politico che il documento definisce.
Impegna, a tal fine, la struttura nazionale e l’ufficio di presidenza del Comitato stesso a convocare entro un anno da oggi e, successivamente almeno una volta l’anno, i lavori del comitato direttivo stesso per sessioni monotematiche di verifica sulla corrispondenza delle decisioni assunte nel documento per l’autoriforma della Funzione Pubblica Cgil  e le rispettive scelte assunte dalle strutture, nazionale/regionali/territoriali.
Rispetto alla prossima conferenza di organizzazione della Cgil, il comitato direttivo della Funzione Pubblica da mandato alla Segreteria nazionale di elaborare il contributo, richiesto dalla Cgil nazionale, per la costruzione del documento ufficiale sul quale verrà formalmente avviato il processo per la conferenza di organizzazione.
Il contributo della categoria dovrà tener conto della elaborazione e delle decisioni oggi assunte dal comitato direttivo con il documento “per l’autoriforma della Fp” e con il presente ordine del giorno.
A tale riguardo il comitato direttivo ritiene problematici i seguenti punti:

- l’ipotesi di introdurre modalità di elezione dei segretari generali dei centri regolatori che, pur in ragione della legittima esigenza di ampliare il livello di partecipazione alla scelta degli organi esecutivi e di direzione dell’organizzazione, rischiano di snaturare il ruolo e le responsabilità dei comitati direttivi

- l’ipotesi di definire in maniera rigida ed asettica la composizione numerica degli organismi statutari e di direzione, compresa l’eventuale scelta di predeterminare la composizione delle segreterie regionali della Funzione Pubblica senza una correlazione al grado di complessità/dimensione dei diversi livelli regionali

- l’ipotesi di far discendere dalla legittima esigenza di identificare le funzioni proprie di ogni struttura (ragione più che condivisibile) la previsione di un processo di minuzioso ed eccessivo controllo dei comitati direttivi non già sulle funzioni proprie delle strutture stesse, ma sugli organigrammi funzionali, sulla loro dimensione, sulle responsabilità affidate singolarmente e sui conseguenti processi di mobilità del personale, sia in entrata che in uscita

- l’ipotesi di evidenziare, al di la di quanto già previsto dallo Statuto della Cgil, nuove forme di responsabilità delle camere del lavoro territoriali e metropolitane quali “l’indirizzo e il coordinamento delle politiche contrattuali di secondo livello”, o quella del “proselitismo”, giudicando già sufficientemente chiare ed esaustive quelle definite nell’articolo 10 dello Statuto Cgil.

- l’ipotesi di prefigurare il rilancio dell’attività formativa (esigenza assolutamente condivisa dal comitato direttivo della Fp) che, nelle modalità indicate nella bozza licenziata dalle commissioni confederali l’8 Aprile, risulta non essere correlata alle responsabilità, alle esperienze e ai piani formativi propri di ogni categoria ed in particolar modo della Funzione Pubblica Cgil.
 
Sulla base di ciò il comitato direttivo auspica che la Cgil, ai fini dell’elaborazione del documento definitivo, valuti con attenzione le osservazioni che la Segreteria Nazionale della Fp Cgil avanzerà nei prossimi giorni sulla base del presente ordine del giorno.






 
 
 
 
 
 

PROPOSTA REGOLAMENTO Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN


27.04.2015


Art.1

(Definizione)

La Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN è un'articolazione organizzativa della Funzione Pubblica Cgil, della quale fanno parte medici, veterinari, psicologi, biologi, farmacisti, chimici, fisici, odontoiatri, farmacisti, sociologi, amministrativi, avvocati, ingegneri, informatici, architetti, dipendenti e convenzionati della sanità pubblica e privata, precari, specializzandi e libero professionisti, iscritti alla Funzione Pubblica Cgil, che lavorano nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale.

    Art.2

(Struttura organizzativa)

a) La struttura organizzativa della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN è composta:

  • A livello territoriale dell’ azienda sanitaria locale dal comitato degli iscritti di cui all’Art.1.
  • A livello dell’ azienda ospedaliera dal comitato degli iscritti di cui all’Art.1.
  • A livello comprensoriale o provinciale o di area vasta , in presenza di più aziende sanitarie e/o ospedaliere, viene costituito il coordinamento territoriale della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN. Il coordinamento è costituito dai coordinatori dei comitati degli iscritti. La segreteria territorialmente competente della Fp Cgil, di concerto con i coordinatori dei comitati degli iscritti della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, potrà indicare un coordinatore  territoriale.
  • A livello regionale dall’esecutivo regionale, dalla segreteria regionale e dal segretario regionale responsabile.
  • A livello nazionale dall’esecutivo nazionale, dalla segreteria nazionale e dal segretario nazionale responsabile.

b) Nella composizione degli organismi aziendali, regionali e nazionali della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN , deve essere data applicazione alla norma antidiscriminatoria prevista dall’art.6 – lettera h - dallo statuto della Cgil.

c) Gli incarichi di responsabile aziendale, di coordinatore territoriale, di segretario regionale e di segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN hanno una durata di quattro anni, rinnovabili una sola volta, secondo le stesse procedure indicate per la prima assegnazione.

d) La Fp Cgil ai diversi livelli organizzativi garantisce gli spazi e le risorse necessarie per lo svolgimento dell’attività sindacale della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN.

Art.3

(FP Cgil Medici e Dirigenti SSn Aziendale)


a) Il comitato degli iscritti elegge il proprio responsabile della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN su proposta della segreteria Fp Cgil territorialmente competente, presentata dopo aver sentito gli iscritti. In caso di aziende con un rilevante bacino di utenza, di norma oltre 200mila abitanti, al responsabile del comitato degli iscritti possono essere affiancati uno o più viceresponsabili.

b) Il comitato degli iscritti propone ed approva le politiche contrattuali delle aree negoziali di riferimento aziendale.

c) Il responsabile del comitato degli iscritti propone all’assemblea degli iscritti la composizione della delegazione trattante per ciascuna area negoziale, tenendo conto delle specificità professionali rispetto agli argomenti da trattare.

d) Il Comitato degli iscritti viene convocato dal responsabile e può essere convocato anche su richiesta della maggioranza semplice degli iscritti o dalla segreteria territoriale della Fp Cgil.

Art. 4

(Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN Regionale)

a) L’esecutivo regionale è composto da tutti i responsabili Asl e Ao dei comitati degli iscritti, più un secondo rappresentante per le aziende che superano i trenta iscritti, un terzo rappresentante per le aziende che superano i 60 iscritti, ed un ulteriore rappresentante ogni 50 iscritti o frazione non inferiore a 25. L’esecutivo dovrà rappresentare tutte le aree negoziali.

b) L'esecutivo regionale elegge il segretario responsabile della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN per la Regione su proposta della segreteria FP Cgil regionale, presentata dopo aver sentito i componentidell'esecutivo. L’esecutivo regionale elegge la segreteria regionale su proposta congiunta del segretario regionale FP Cgil Medici e Dirigenti e della segreteria regionale Fp Cgil.

c) L’esecutivo regionale costituisce l’organismo che propone ed approva le decisioni contrattuali ed organizzative della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN regionale e le scelte strategiche sindacali relative alle problematiche delle aree negoziali rappresentate. L’esecutivo regionale viene convocato dal segretario regionale responsabile.

d) Il segretario regionale responsabile propone all’esecutivo regionale la composizione della delegazione trattante per ciascuna area negoziale.

e) Il segretario regionale responsabile rappresenta la Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN in ambito regionale, propone e promuove, insieme alla segreteria, le attività sindacali regionali di tutti gli iscritti rappresentati di cui all’art.1.

f) La segreteria regionale coadiuva il segretario regionale responsabile nella elaborazione ed individuazione delle attività sindacali regionali, nonché nella stesura dei relativi documenti.

Art. 5

(Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN Nazionale)

a) L’esecutivo nazionale è composto da un rappresentate per ciascuna Regione, Provincia autonoma e Area metropolitana, da un secondo rappresentate per Regioni, Provincie autonome e Aree metropolitana, con oltre 250 iscritti, e da un ulteriore rappresentante ogni 250 iscritti o frazione non inferiore a 125. Ogni area negoziale dovrà essere rappresentata nell’esecutivo.

b) L’esecutivo nazionale elegge il segretario nazionale responsabile su proposta della segreteria nazionale della Fp Cgil,  presentata dopo aver sentito i componenti dell'esecutivo.

c) Il segretario nazionale responsabile rappresenta la Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN in ambito nazionale, promuove, unitamente alla segreteria, le attività sindacali nazionali di tutti gli iscritti rappresentati di cui all’art.1 e propone all’esecutivo nazionale la composizione della delegazione trattante per ciascuna area negoziale,

d) L’esecutivo nazionale elegge la segreteria nazionale su proposta congiunta del segretario nazionale responsabile e della segreteria nazionale Fp Cgil.

e) L’esecutivo nazionale viene convocato dal segretario nazionale responsabile e costituisce l’organismo che propone ed approva le politiche contrattuali ed organizzative della FP CGIL Medici e Dirigenti SSN nazionale.

f) La segreteria nazionale coadiuva il segretario nazionale responsabile nella elaborazione ed individuazione delle attività sindacali nazionali, nonché nella stesura dei relativi documenti.

Art. 6

(Contrattazione e politiche sanitarie)

a) Le strutture organizzative della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN sono titolari della contrattazione delle loro specifiche aree negoziali ai livelli aziendale, regionale e nazionale, nell’ambito delle direttive delle segreterie della Fp Cgil. Tale titolarita’ si esercita in stretto rapporto con le politiche più generali assunte dalle segreterie della Fp Cgil a tutti i livelli.

b) Ai diversi livelli organizzativi la Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN contribuisce alla elaborazione delle linee sindacali e politiche per la sanità e il responsabile partecipa alle segreterie Fp Cgil comprensoriali, regionali e nazionale, quando all'ordine del giorno vengono affrontati temi di natura sanitaria e le politiche contrattuali riguardanti le aree negoziali rappresentate.

c) Alle riunioni degli organismi della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN è invitato permanente il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil di pari livello o un suo delegato.

d) Nell'ambito delle convenzioni di medicina generale e della medicina specialistica ambulatoriale la Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, mantiene la denominazione di Fp Cgil Medici.

e) Nell'ambito delle aree negoziali della dirigenza medico -veterinaria e STPA del SSN la Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN  mantiene la denominazione di Fp Cgil.

Norme Transitorie

La Costituzione della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN determina l'azzeramento degli incarichi della Fp Cgil Medici, che comunque non sono da tenere in considerazione ai fini delle elezioni e della durata degli incarichi previsti nel presente regolamento."

Roma, 13 aprile 2015





 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Comunicato Stampa


14.05.2015

Comunicato stampa

Il Gip del Tribunale di Napoli, dott. Lucarelli, ha disposto l'archiviazione degli atti relativi al procedimento penale a carico dei sindacalisti del Comune di Napoli e del Segretario Generale della Funzione Pubblica della CGIL, in accoglimento della richiesta formulata dalla dott.ssa G. Arlomede, Pubblico Ministero, per insussistenza della notizia di reato e, dei difensori della Cgil, Avv. Domenico e Gabriele Di Criscio.

Avventatamente, il Comune di Napoli, aveva denunciato alla Procura della Repubblica, singoli rappresentanti sindacali e dirigenti del sindacato per falso, abuso e truffa nell'uso dei permessi sindacali. La Procura della Repubblica, ha chiarito tutto, nessun reato e nessun abuso. Si  è costruito artatamente e strumentalmente, una campagna pubblica e mediatica, contro il sindacato confederale e contro i suoi delegati e rappresentanti, alla vigilia della campagna elettorale per il rinnovo della RSU.

Un attacco premeditato per colpire il sindacato confederale e favorire forme autonome e "gialle" di rappresentanza sindacale. Lavoratori e delegati iscritti nel registro degli indagati, senza aver commesso nulla. La Cgil valuterà, con i suoi legali,le iniziative da intraprendere, per il danno di immagine subito dalla Organizzazione e dai suoi delegati.


Napoli, 14/05/2015


Il Segr. Generale Cgil Campania                    Il Segr. CdLM Cgil Napoli

               Franco Tavella                                          Federico Libertino

Il Segr. FP Cgil Campania                               Il Segr. FP Cgil Napoli

           Alfredo Garzi                                              Salvatore Massimo





 
 
 
 
 
 

Ringraziamenti della Segretaria Generale Rossana Dettori per il lavoro svolto per le RSU 2015


08.03.2015

Roma, 7 marzo 2015

Queste elezioni RSU 2015 hanno avuto il grande merito di dimostrare al Paese quanto sia alto il grado di consapevolezza delle lavoratrici e dei lavoratori del pubblico impiego e quanto il diritto di rappresentanza sindacale sia considerato lo strumento più efficace di partecipazione e democrazia. 

Un lavoratore su tre ha votato Cgil, e ci confermiamo il primo sindacato nella Funzione Pubblica.

Di questa affermazione va dato merito a tutti i candidati/e e delegati/e che ci hanno messo la faccia e che hanno lavorato in questi mesi in ogni posto di lavoro con costanza, serietà e convinzione. 

A tutti loro va il mio personale ringraziamento e agli eletti, anche un augurio sincero di buon lavoro.

Il mio ringraziamento va anche a tutto il gruppo dirigente di questa Federazione che quotidianamente sa farsi carico dei problemi del lavoro e che ha affrontato con rinnovata passione la competizione delle RSU. 

I risultati di oggi sono un successo importante che ripaga tutto il lavoro svolto in questi mesi e in questi anni.

A Voi tutti un abbraccio affettuoso da tutta la Segreteria Nazionale.

Grazie di cuore.

Rossana Dettori - Segretaria Generale FPCGIL





 
 
 
 
 
 
 
 
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